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Comune di Saccolongo

Via Roma, 27 - 35030 (PD) - Tel. 049/8739811 - Fax 049/8016132 P.iva 01877550283 Cod.Fisc. 80009990286 web@comune.saccolongo.pd.it 

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Cenni Storici

CARTA D'IDENTITA'

CENNI STORICI

CHIESE

LE VILLE


CARTA D'IDENTITA'

Saccolongo è un paese dell’area occidentale della provincia di Padova, situato ai piedi dei Colli Euganei, con una superficie che si estende su circa 14 kmq su cui insistono i centri abitati di Saccolongo e frazione Creola ed è posto ad una altitudine di 17 metri slm.
Il territorio è attraversato dal fiume Bacchiglione e dalla cui presenza ne è rimasto caratterizzato sia dal punto di vista storico che da quello antropologico. Confina a nord con Rubano e Mestrino, ad est con Selvazzano Dentro, a sud con Teolo e ad ovest con Cervarese Santa Croce e Veggiano.


Lo stemma del Comune
Lo stemStemma del Comune di Saccolongoma del comune risale al 1978 e riassume in se gli elementi distintivi del proprio territorio: al centro, la banda ondata rappresenta il Bacchiglione, l’imbarcazione ricorda le piroghe rinvenute nel letto del fiume nel 1950, in alto il campo verde simboleggia la strada Pelosa; i due cerchi richiamano i bisanti ovvero la moneta corrente in epoca longobarda; l’olla evidenzia la frazione di Creola (il toponimo significa “creta ola” perché nel luogo si fabbricavano pentole in cotto).

 

 

 

Gonfalone del comune di Saccolongo

Attività produttive
L’agricoltura è basata essenzialmente sulla cerealicoltura, la viticoltura mentre accanto alla tradizionale azienda per l’allevamento di bestiame (parecchie sono le aziende avicole, ma anche quelle di allevamento dei bovini e dei suini) si stanno affiancando delle esperienze particolari come l’allevamento di bufali per la produzione di carne e di mozzarelle di latte di bufala. I filari di viti con i sostegni vivi dei gelsi a divisione dei campi, che si scorgono tra Saccolongo e Selvazzano, sono ricchi di vitigni tradizionali del padovano che producono vini come il “Merlot”, il “Cabernet” e il “Tocai”.
Lo sviluppo urbanistico, iniziato verso la fine degli anni Cinquanta del secolo scorso, ha via via cambiato il volto della campagna di Saccolongo ed ha interessato in modo significativo i due nuclei urbani, Saccolongo e Creola, distanti tra loro un paio di chilometri. Da un modello basato su una edificazione sparsa senza la presenza di agglomerati in grado di costituire un vero e proprio centro urbano si è passati ad una realtà dove la bipolarità è risaltata dai nuovi insediamenti attorno ai quali stanno sorgendo degli esercizi pubblici di servizio alla persona, per i quali, in precedenza, ci si doveva rivolgere al di fuori dei confini comunali.

 

Il mercato settimanale si svolge al giovedì, a Saccolongo, ed è ospitato presso Via Pio XII.
 

CARTE D'IDENTITA'

CENNI STORICI

  • Origini
  • Epoca Romana
  • i Toponimi
  • il Cristianesimo
  • X Secolo
  • Dal XV Secolo ai giorni nostri

    CHIESE

    LE VILLE

     


     

    CENNI STORICI

    ORIGINI

    Come detto il Bacchiglione è l’elemento caratterizzante del territorio del Comune di Saccolongo. E sono proprio le rive e l’alveo del Bacchiglione la “fonte” primaria da cui è possibile ricavare notizie utili per tentare di risalire alle origini del luogo. Il rinvenimento di reperti preistorici risalenti ad un periodo compreso in un arco di tempo che va dall’era del bronzo al secondo secolo avanti Cristo, materiale ritrovato quasi tutto nel territorio di Creola e oggi conservato nel Museo del Bacchiglione a Cervarese S. Croce, ci conferma che i primi uomini si sono insediati qui in tempi molto antichi sfidando condizioni ambientali, fitte boscaglie e acquitrini, sfavorevoli all’agricoltura ed alla pastorizia.
    Il reperto più importante è sicuramente la “piroga”, un’imbarcazione di oltre 7 metri di lunghezza di tipo “monoxile” (con lo scafo ricavato da un unico tronco d’albero) inabissata nella sabbia rinvenuta nel 1950 e risalente agli ultimi secoli del secondo millennio e oggi conservata presso il Museo Civico di Padova. La varietà degli oggetti rinvenuti nella zona a nord est di Creola, segnatamente nel tratto di ansa fluviale che va dal ponte di Trambacche e il “borgo vecchio” di Creola posto poco a valle della confluenza della Tesina, ossia vasellame di varia forma, pezzi di ceramica, frammenti di dolio e di dolio cordonato, testimoniano l’esistenza lungo le sponde del Bacchiglione di una fiorente e raffinata civiltà. Qui si venne a costituire nel tempo un particolare nodo viario, per l’intersezione di vie stradali con due corsi d’acqua confluenti, attorno al quale, su sponde opposte, si sono formati i centri di Trambacche e di Creola le cui notizie di archivio risalgono rispettivamente al XII e XIII secolo. In particolare Creola, sviluppatasi attorno al ponte di ferro ottocentesco che attraversava il fiume, nello slargo successivo al ponte ospitava l’antico porto ed i ritrovamenti archeologici stanno a dimostrare la continuità di una vita sull’acqua.



    EPOCA ROMANA

    Data la scarsità di impronte attendibili e documenti pervenutici, poco si sa di questo periodo tanto che riesce difficile ricostruire un profilo storico e sociale dei villaggi di Creola e Saccolongo. Quasi certamente in epoca romana nei pressi di Creola, poco lontano dal Bacchiglione, era attiva una fornace dove si producevano vasellame, tegole e mattoni da costruzione con il marchio di fabbrica “Cameriana” e “Servilia” come pure oggetti e utensili in argilla. La maggior parte di questi reperti, in passato, è affiorata durante le arature fatte con vomeri profondi o in occasione di scavi per le fondazioni delle abitazioni.
    Per il resto bisogna affidarsi alle notizie di carattere generale della storia ufficiale che ha visto in qualità di testimoni anche Padova e i paesi della provincia.



    I TOPONIMI

    Saccolongo
    Il toponimo di Saccolongo ha un’origine incerta. Non è da escludere che il nome del paese possa derivare da saccus, le insenature o insaccature che, nell’antichità, si formavano dopo le alluvioni provate dal Bacchiglione. L’altra origine etimologica attribuita al nome Saccolongo deriva sempre da saccus (sacco), qui da mettere in relazione al luogo del regio demanio dove fin da epoca longobarda venivano riscosse le tasse o i tributi spettanti all’erario. Il nome Saccolongo si trova menzionato la prima volta in alcuni cartigli attorno all’anno mille: in due donazioni del febbraio 1083 e in un atto notarile del 1088.

    Creola
    Non lascia invece dubbi l’origine del nome di Creola. La contrazione dei termini “creta” e “olla” ne sancisce la rappresentazione topografica del nome. La natura argillosa del territorio della località favoriva la fabbricazione di tegole, mattoni, vasi e pentole in terracotta dette, appunto, “olle”. Pertanto, il nome di Creola, nei vari documenti può essere letto come Credulam, (il nome latino), Credola (in un contratto di livello del 1153), Credula (in un contratto di vendita del 1176), e tale rimane nei successivi documenti di archivio, negli statuti del Comune di Padova del XII secolo e negli atti delle visite vescovili fino al XVII secolo. Alternativamente, in queste stesse epoche storiche ricorrono in vari documenti e atti pubblici anche i toponimi Creolla e Creola.



    IL CRISTIANESIMO

    Non ci sono riferimenti certi circa l’epoca di evangelizzazione del territorio di Saccolongo, ma i titoli delle due chiese sono di origine molto antica. Il protoepiscopo patavino San Prosdocimo, fatto vescovo, secondo la tradizione, da San Pietro intorno al 44 – 46 dopo Cristo fu il maggiore artefice della divulgazione del cristianesimo in questa area.
    Già nei primi secoli dopo Cristo (III° secolo) Padova diviene sede episcopale e nelle campagne attorno al centro sorgono le prime cappelle rurali dove si riuniscono i cristiani per le preghiere comunitarie. La diffusione del culto della martire Giustina, uccisa in Prato della Valle nel 304 dopo Cristo durante le persecuzioni cristiane messe in atto dagli imperatori Diocleziano e Massimiano, diede un rinnovato impulso alla fede in tutto il territorio del agro patavino. La maggior parte delle pievi pagensi (le chiese dei maggiori centri abitati) erano proprio dedicate al culto di Santa Giustina: in un documento del 1147 la chiesa di San Pietro Apostolo di Creola è chiamata cappella della pieve di Santa Giustina di Montegalda.
    Attorno al V e VI secolo dopo Cristo parecchie chiese locali assunsero il nome di Santa Maria Mater Dei, e in epoca post longobarda alcune vennero intitolate a santi di origine cavalleresca come San Michele Arcangelo, San Martino di Tours e San Giorgio.
    Verso l’anno Mille appaiono sulla scena di questa area i monaci benedettini appartenenti al monastero di Santa Giustina di Padova favoriti da numerose donazioni di vescovi e ricchi feudatari; la loro presenza diede vita ad una sostanziale opera di risanamento sociale ed economico in queste zone acquitrinose, abbandonate perché insicure e malefiche. E’ attorno al monastero di Santa Maria di Saccolongo che bisogna ricondurre lo sviluppo dell’agglomerato cittadino, compiutosi tra i secoli XII e XIV. Nei lunghi secoli di permanenza a Saccolongo i monaci benedettini hanno profuso una grandissima attività non solo in campo spirituale ma anche economico e sociale: insegnarono alla popolazione locale come bonificare i terreni paludosi, costruirono molte strade, portarono a termine le sistemazioni idrauliche ed edificarono numerose case coloniche.




    IL X SECOLO

    La ripresa venne interrotta qualche tempo dopo a causa delle sanguinarie incursioni degli Ungari che nell’899 incendiarono Padova: re Berengario, dopo la distruzione, cercò di rivitalizzare il territorio mediante cospicue concessioni e privilegi, garantendo, soprattutto nuova autonomia alla chiesa padovana.
    Prima dell’anno Mille il territorio di Saccolongo faceva parte dei beni del vescovo di Padova: nel periodo di Ottone II (951 – 1002), si riebbe una ripresa economica e demografica. A Creola sorse un castello che Ottone II diede a Ingilfredo Conti e che venne distrutto dai Vicentini nel 1198 nel corso delle guerre di confine tra Padova (Carraresi) e le vicine Vicenza, Verona e Venezia.
    La storia politica si interseca con quella ecclesiastica, infatti in luogo si fa sentire sempre più forte la presenza dei Benedettini: il monastero è realtà certa nel 1147, in quanto è di quell’anno una donazione del vescovo S. Bellino al “monastero Sanctae Mariae de Sacolongo”. Con Sinibaldo vescovo-conte cessa la giurisdizione politica vescovile e si instaura per Padova ed il territorio il periodo comunale.


    DAL XV SECOLO AI NOSTRI GIORNI

    E’ proprio la Serenissima Repubblica di Venezia ad imprimere un nuovo carattere al territorio: inizia un lungo periodo di tranquillità e ripresa socio-economica. Si intensificano le opere di bonifica, nascono nuove strade, ponti, argini, canali, e in particolare l’incremento edilizio risulta essere qualitativamente buono. Il Leone di Venezia mantiene le due podesterie di Monselice ed Este e i due vicariati di Arquà e Teolo, quest’ultimo comprendente Creola e Saccolongo.
    Nel 1512 Creola viene assegnata come feudo, in compenso dei servigi resi, a Benedetto Crivelli. Il condottiero, al soldo dei francesi, che aveva il compito di difendere la fortezza di Crema, dietro compenso, tradì il feudo consegnandolo ai veneziani. Della presenza del Crivelli sul territori rimane la testimonianza dell’oratorio di Santa Maria del Carmine. Durante il dominio di Venezia, e fino alla caduta della Repubblica, il feudo passa alla famiglia Pisani: è opera di questa nobile famiglia l’edificazione nei primi decenni del XVI secolo del più importante complesso edilizio del luogo, in stile dorico ad ispirazione palladiana.
    Molti esponenti della classe dirigente padovana come i Capodivacca, i Capodilista, i Frigimelica, gli Scrovegni, i Dente, già verso la fine del XIII secolo divengono i nuovi proprietari fondiari della campagna circostante il capoluogo. La maggior parte dei terreni è tenuta a livello (contratto fondiario) e le case di muro coperte di tegole si trovano di preferenza “intus murum castrum” mentre le più modeste, “paleate” fuori. Questo segna il consolidamento di una penetrazione economica, oltre che politica, nel territorio. Saccolongo fu scelta dagli antichi feudatari padovani, i Capodivacca e Capodilista, per costruirvi le loro case padronali e le case coloniche per i contadini che lavoravano queste terre.
    Del periodo veneziano si ricordano le pestilenze terribili del ‘400, ‘500 e ‘600 che mieterono moltissime vite anche in questi paesi; nelle chiese le fraglie (corporazioni di arti e mestieri) eressero altari e cappelle ex voto in onore della Madonna e di San Rocco per invocare la protezione dalla peste. Troviamo traccia di questo nella settecentesca chiesa parrocchiale di Saccolongo: il paliotto dell’altare della Madonna è stato arricchito da tre figurine intarsiate in marmo policromo raffiguranti al centro la Madonna del Rosario e ai lati i Santi Sebastiano e Rocco.
    Né ceti nuovi, né gruppi di spicco provenienti dalle province venete riuscirono a inserirsi nell'edificio istituzionale congegnato a misura dei patrizi di Venezia. Le aristocrazie venete si chiusero in una dimensione provinciale, vissuta anche in termini di competizione con la capitale, soprattutto laddove la ricchezza economica, legata sia ai commerci sia al capitalismo agrario che si stava formando nelle terre di pianura, si accompagnava a tradizioni culturali di rilievo, come nelle città di Verona e di Padova. Quest'ultima diviene sede di una delle più prestigiose università europee. Due sono le date-chiave della storia del Veneto: l'810, quando Carlo Magno riconobbe l'autorità del doge di Venezia, e il 1797, anno del trattato di Campoformio, con il quale Napoleone cancellò dalla storia la Repubblica di Venezia cedendola all'Austria.
    L'unità territoriale che Venezia garantì al Veneto per molti secoli fu cancellata dall'ordinamento attuato nell'età napoleonica (Repubblica Cisalpina e Regno d'Italia), ma riemerse nuovamente con il Congresso di Vienna, allorché la regione fu associata alla Lombardia nel regno Lombardo -Veneto.
    Il territorio di Saccolongo rimase soggetto al governo austriaco dal 1798 al 1801 e dal 1801 fino al 1805 fu nuovamente occupato dai francesi. Tra i provvedimenti napoleonici che hanno lasciato il segno registriamo l’editto di Saint Cloud (1804) con il quale si obbliga il trasferimento dei cimiteri al di fuori dei centri abitati: dopo il decreto anche i cimiteri di Saccolongo e Creola furono costruiti dove si trovano attualmente.
    In seguito al decreto del governo austriaco (1818) che stabiliva l’obbligo in tutto l’impero dell’insegnamento elementare ai bambini dai 6 ai 12 anni, sia a Saccolongo che a Creola si aprirono le scuole elementari. I primi maestri furono i sacerdoti; tuttavia, di norma, le lezioni venivano per lo più disertate, basta vedere il dato fornito dal parroco di Saccolongo nel 1826: su di una popolazione scolastica di 235 tra bambini e fanciulli solo 25 frequentavano abitualmente la scuola. La non frequenza dipendeva da molti fattori: il principale consisteva nella costrizione al lavoro nei campi fin in età giovanissima, specialmente in occasione della mietitura e della vendemmia.
    Alle due guerre mondiali che sconvolsero il XX secolo anche Saccolongo pagò il suo tributo di sangue: ben 70 furono le vittime del primo conflitto mentre una trentina, tra militari e civili, furono i caduti ed i dispersi nella seconda guerra mondiale.
    Il boom economico, seguito alla ricostruzione nel secondo dopoguerra, porta importanti novità sul piano socio-economico per questo territorio: fin dagli anni settanta il lavoro dei campi non riesce più a dare da vivere ai contadini per cui inizia il periodo di quella che comunemente sarà chiamato di economia integrata (lavoro nei campi e in fabbrica).
    hspace=0Infine, due sono gli eventi che per rilevanza hanno travalicato i confini comunali sul finire degli anni settanta del 1900: lo schianto al suolo di un elicottero del 15° stormo dell’Aeronautica Militare del Soccorso Aereo Regionale (S.A.R.) che stava sorvolando l’abitato di Creola il 20 ottobre 1977 ed un grande avvenimento sportivo come il Campionato Mondiale di ciclocross del gennaio 1979.

     

     

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    CENNI STORICI

    CHIESE

    LE VILLE

     


     

     

     

    CHIESE

    Monastero Santa Maria di Saccolongo
    Del monastero benedettino eretto nel capoluogo dopo l’anno Mille non rimane alcuna traccia. La prima notizia risale ad una bolla di Papa Callisto II del 1123 con cui si confermava la giurisdizione vescovile, tra gli altri, sul monastero di Santa Maria di Saccolongo. Con alterne fortune i benedettini lasciano i segni della loro presenza nel territorio per ben cinque secoli: furono questi, i padri dell’agricoltura, ad insegnare ai contadini a bonificare i territori paludosi, a risanare le zone acquitrinose ed a rendere coltivabili i campi.

    Chiesa di Santa Maria Assunta
    Santa Maria AssuntaNei pressi dove sorgeva il monastero, in pieno centro abitato, si trova la chiesa parrocchiale, ricostruita tra il 1733 e il 1735, che in origine potrebbe essere stata unita al monastero stesso. Dell’impianto originario è probabile che sia rimasto solo il tronco del campanile, rialzato di qualche metro e con una nuova cella campanaria. Fino alla metà del XVI secolo fu soggetta all’Abbazia di Santa Giustina, quando Papa Gregorio XIII l’eresse a vicaria perpetua con beneficio autonomo, facente parte dei beni dell’abbazia andata in commenda.
    I riquadri ricavati nella facciata risaltano il tono caldo di sapore antico del mattone in cotto; l’interno, a navata unica, in stile settecentesco non presenta elementi decorativi di rilievo. Il soffitto a vela è ornato da un affresco settecentesco di scuola veneziana, raffigurante l’Incoronazione della Vergine. Dal soffitto del presbiterio pende la corona del padiglione in legno. Tre sono gli altari: l’altare maggiore è in marmo rosso di Verona e bianco di Carrara, degno di rilievo è il tabernacolo sormontato da una statuetta in marmo dell’Assunta. Sopra l’organo è posta la pala raffigurante la Vergine Assunta opera del Suman. Gli altri due altari, in marmo rosso e pietra tenera di Costozza risalenti al 1700, si trovano all’interno delle cappelle laterali: la cappella di sinistra ospita l’altare della Madonna composto da due colonne in marmo rosso con capitelli corinzi e sormontato da alcuni angioletti. Il paliotto è impreziosito da degli intarsi in marmo policromo effigianti al centro la Madonna del Rosario ed ai lati i santi Sebastiano e Rocco. L’altare della cappella di destra, originariamente dedicato al Santissimo Crocefisso, ospita la statua di Sant’Antonio ed è gemello di quello della Madonna.
    Le tre campane che formano l’attuale concerto vennero fuse nel 1922: nel 1943 lo stato maggiore tedesco requisì la campana maggiore per farne armi da guerra, ma la restituì nel corso dello stesso anno. Negli anni la chiesa ha subito dei rimaneggiamenti perché divenuta insufficiente ad ospitare l’accresciuta popolazione.
    CampanileAltareAffresco

    San Pietro Apostolo
    Chiesa di Creola Della primitiva chiesa medievale di San Pietro Apostolo di Creola non ci sono riferimenti né intorno alla sua epoca di fondazione (post longobarda) né riguardante la sua consacrazione. Verso la metà del 1100 si parla della chiesa di San Pietro apostolo come dell’antica pieve di Santa Giustina di Montegalda. Addossata all’argine del Bacchiglione, recintata da una muretta che già nell’antichità delimitava l’area cimiteriale, venne ampliata e ricostruita più volte, sempre sullo stesso luogo. Nel 1429 venne ricostruita e abbellita dal conte Prosdocimo Conti, la cui famiglia godeva del diritto di patronato (jus patronatus ossia il diritto spettante ai fedeli che avevano fondato una chiesa o un oratorio, di nominare il parroco di una sede vacante), su sollecitazione del vescovo di Padova Pietro Donato. Dopo quasi tre secoli e mezzo dalla ricostruzione quattrocentesca, quasi sicuramente per il cattivo stato di conservazione, nel 1776 la chiesa è ampliata e innalzata, la struttura romanica viene trasformata e appesantita dalle sovrastrutture baroccheggianti. Il campanile, che misurava 40 metri, venne rifatto di sana pianta. All’interno erano collocati un tabernacolo, una tela del Rizzardini raffigurante la Beata Vergine della Cintura e una statua dell’Immacolata del Rinaldi.
    Verso la fine dell’Ottocento la parrocchia, che contava oltre mille anime, è sotto il giuspatronato degli armeni del Collegio di Padova intitolato a Samuel Moorat, da cui prese il nome anche il collegio armeno di Creola. Dopo un ventennio gli armeni rinunciano allo jus patronatus della parrocchia in favore della giurisdizione vescovile.
    La vecchia parrocchiale di San Pietro Apostolo fu demolita nel 1954 in quanto ritenuta dalla gente del paese ormai inutile perché sostituita dalla nuova chiesa costruita tra il 1938 e il 1943. Il materiale di risulta dalla demolizione è stato utilizzato per la costruzione dell’asilo: degli altari, degli angeli in marmo, del coro ligneo non fu conservato nulla; le tre statue della facciata e gli altri elementi decorativi finirono tra le macerie.
    Chiesa di Creola - Altari

    Chiesa di Santa Maria del Carmine
    Chiesa del Crivelli La chiesetta di Santa Maria del Carmine detta anche della SS. Trinità, sita nell’antico borgo rurale di Creola, venne eretta, come cappella gentilizia, tra la fine 1512 e l’inizio del 1513 da Alvise Pisani per accogliere le spoglie del capitano di fanteria Benedetto Crivelli, qui giunto nel 1512 e passato alla storia per aver ricevuto da Venezia, quale compenso del suo tradimento nei confronti del re di Francia, l'intera proprietà terriera di Creola, una casa presso la chiesa degli Eremitani a Padova ed il titolo di patrizio veneziano.
    L’interno della chiesa, a navata unica e pianta rettagonale si chiude con il presbiterio e l’abside, su cui è addossato l’unico altare: sopra l’abside, a forma pentagonale, si eleva il campaniletto in stile romanico con la cella campanaria a bifore.
    La facciata esterna è davvero singolare, perchè costituita dal caratteristico frontone curvilineo, ultimato nell'anno 1525, unico nel padovano. Risente certamente dell'influsso dei lombardi, scultori dell'epoca.
    La storia ci riferisce della fine poco felice del condottiero milanese Crivelli. Colpito da malattia, gli venne revocato il titolo nobiliare di patrizio veneto e gli fu assegnata una pensione di 100 ducati al mese.
    In punto di morte, nominò erede testamentario del suo patrimonio il nobile veneziano Alvise Pisani, dandogli l'incarico di costruire una chiesetta per accogliere le sue spoglie e lo pregò di edificare una casa.
    Il nobile veneziano, diede al Crivelli una degna sepoltura commissionando un sarcofago in marmo bianco di Carrara sagomato (arca), sorretto da quattro colonnine ai lati e da due pilastri al centro. La parte più pregevole del monumento è la copertura dove giace la figura del Crivelli, vestito dell’armatura da battaglia e con la spada al fianco sinistro.

    Casa del Sacro Cuore
    Casa del Sacro CuoreCappella del Sacro Cuore


    CARTE D'IDENTITA'

    CENNI STORICI

    CHIESE

    LE VILLE


    LE VILLE

    Villa De Besi
    Villa De BesiDelle molte ville del passato solo poche sono giunte fino a noi e tra queste ne segnaliamo alcune. La villa Capodivacca, Candi, Zaborra De Besi, situata in zona rurale a breve distanza dalla riva sud del fiume Bacchiglione e, dall’analisi dei caratteri stilistici e di costruzione dell’edificio se ne può ascrivere la datazione d’impianto alla metà del Cinquecento, con un evidente rimaneggiamento settecentesco. Il complesso è formato dall’elegante villa padronale a pianta quadrata, dalla barchessa e dal parco secolare; la villa è elevata su due piani, con pianta tradizionalmente tripartita alla veneta che prevede al piano terra il salone passante centrale, con volta ribassata, e al piano superiore il corrispondente salone con il solaio in travatura lignea alla sansovina. Una barchessa, parzialmente aperta in porticato con fornici a sesto ribassato, completa il costruito: il tutto inserito in un ampio parco.

    Villa Colombare
    Villa Colombare
    Sempre a Saccolongo incontriamo casa Capodilista, Levorin: una villa di campagna, o meglio una “casa domenicale con colombara, teza di muro, pozzo e altre habentie con 4 campi di brolo davanti” come da estimo del 1684. La casa è elevata due piani fuori terra, presenta due colombare, di cui una probabilmente aggiunta per simmetria, ai lati. Il complesso si sviluppa in linea lungo l’asse est ovest, con l’affaccio principale a sud.


    Villa Foretti

    Nella frazione di Creola, sulla riva destra del Bacchiglione, troviamo villa Foretti, Carretta la cui edificazione è fatta risalire al XVII secolo. Dal punto di vista architettonico si presenta come una costruzione massiccia, con piano rialzato e due piani fuori terra priva di evidenti elementi decorativi sulla facciata. Lo scalone a rampa unica immette nell’ingresso, archivoltato, del salone centrale passante, mentre ai lati le finestre architravate sono disposte simmetricamente rispetto all’asse principale. Una cornice a dentelli sottolinea il profilo della falda del tetto avvolgendo tutta la costruzione.

    Villa Ca' Pisani
    Villa PisaniIn località Borgo Vecchio sorgeva l’antico complesso rinascimentale della Cà Pisani: alla fine del XV secolo Prosdocimo Conti denunciava all’estimo una “casa de muro cum corte, horto e bruolo” per uso proprio, oltre a vari campi e orti. Il feudo di Creola, confiscato dalla Serenissima alla famiglia padovana in quanto ribelle alla dominante, passa al capitano milanese Benedetto Crivelli nel 1512; alla scomparsa del Crivelli il titolo feudale viene dato al procuratore di San Marco Alvise Pisani che farà erigere un oratorio per accogliere le spoglie del condottiero. La “Corte di Creola” resta ai Pisani fino al 1816 quando viene venduta ad Alessandro Bonevecchi per poi passare al Collegio Armeno di Moorat. Negli atti riguardanti la rilevazione di un tratto del fiume del 1683 si riconoscono i beni dei Pisani comprendenti il corpo padronale, con un volume centrale affiancato da torri gemelle coronate da merlatura, una barchessa in adiacenza verso est e dei cortili sul fronte. Un affresco rinvenuto sotto l’arco della barchessa mostra una villa a due piani tra torri merlate: può essere la rappresentazione della villa, antico castello dei Conti, prima dei rimaneggiamenti tardo seicenteschi della famiglia veneziana.
    La barchessa è stata edificata dai Pisani in stile tardo cinquecentesco: una lunga serie di arcate a pieno sesto poggia su pilastri cui sono addossate mezze colonne ioniche, che sostengono la trabeazione a triglifi (nell’ordine dorico sono le decorazioni costituite da tre scanalature separate da superfici piane) e metope (gli spazi tra i triglifi del fregio). Le chiavi degli archi sono rese da poderose agrafi (ganci) su cui poggia l’architrave, mentre imposte modanate aggettanti contornano ad anello i pilastri, interrotte dall’aggetto della colonna, e una cornice di gronda a dentelli precede la falda del tetto.
    Sul sedime della villa della nobile famiglia veneziana, demolita forse per far fronte ai costi dispendiosi della costruzione della maestosa residenza di Stra, si trova il palazzo Marzari, Boschetto, Crivelli collegato, da un volumetto ad un solo piano, alla barchessa della villa predetta. La facciata è decorata da listelli di collegamento tra le soglie delle finestre; un’alta fascia marcapiano, che prosegue nel volumetto ad ovest, ingloba lo spessore di un terrazzino. All’interno, la scala occupa tutta la larghezza del vano centrale: addossata al fronte nord ha due rampe laterali che confluiscono in una singola rampa centrale oltre il pianerottolo. Il palazzo si inserisce in un brolo cintato in cui si erge il famosissimo “Arco”. In marmo bianco d’Istria, spicca per la sua pregevole fattura: se ne è ipotizzata una funzione di arredo in occasione di intrattenimenti teatrali. Il fornice a pieno sesto è inserito in un’edicola formata da colonne scanalate, poggiate su di un alto plinto, coronate da un capitello composito, addossate al paramento marmoreo sottostante cui si affiancano verso l’esterno, lesene, con lo stesso coronamento, appena aggettanti rispetto al piano su cui poggiano. La trabeazione, estroflessa a prisma sopra i capitelli, è conclusa da un timpano triangolare. Le ghiere dell’arco sono modanate e le imposte, celate dalle colonne e presenti sulle lesene, sono aggettanti. VIlla Pisani VIlla Pisani
    Arco_Rinascimentale_nel_complesso_Villa_Pisani
     

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Padre DanielePADRE DANIELE

 

COMUNICATO STAMPA
 
I FRATI MINORI VENETI PIANGONO LA SCOMPARSA DI PADRE DANIELE HECHICH
 
 
PADOVA –E’ morto sabato 26 settembre, a Saccolongo (Padova) nel convento infermeria Sacro Cuore dei frati minori, padre Daniele Hechich, 83 anni. Ne dà notizia la stessa comunità di religiosi.
Padre Hechich, istriano originario di San Pietro in Selve (Pola), paese che si trova nel cuore dell’Istria, attualmente in territorio Croato, era frate minore da 63 anni e presbitero da 57. Da 28 anni viveva stabilmente nella casa di cura dei frati minori, dove è stato assistito e curato assieme ad oltre trenta frati ammalati e non più autosufficienti. Dal 1958 era affetto da sclerosi a placche multipla, malattia altamente invalidante che lo ha costretto fin da giovane alla sedia a rotelle e a una sempre più limitata autonomia, oltre a numerose complicazioni cliniche che più volte lo hanno costretto a lunghi e dolorosi ricoveri in ospedale.
Prima di giungere a Saccolongo, padre Daniele ha dimorato in alcuni conventi distinguendosi per la cura pastorale nel confessionale e nella direzione spirituale. Anche a Saccolongo, nonostante la sua grave malattia, i fedeli continuavano a fargli visita da tutta Italia e dall’estero (e in modo particolare da Croazia, Austria e Germania) per chiedere una benedizione, una parola di incoraggiamento, un semplice sguardo o solamente potergli essere vicino per qualche minuto. Il frate era infatti noto per le sue doti di curatore e per il forte carisma. La malattia lo ha portato, nel tempo,ad avere bisogno di accompagnatori volontari per potersi muovere e anche per poter impartire la sua benedizione: dal 1996 non aveva più l’uso degli arti e viveva come crocifisso.
Successivamente, con l’aggravarsi del male, ha avuto una sempre maggiore difficoltà di esprimersi fino alla totale mancanza della parola. Nonostante tutto, la sua mente è sempre stata lucida e riusciva a capire qualsiasi parola o frase gli si rivolgesse. Ogni giorno molte persone continuavano a partecipare all’eucarestia conventuale per poi salutarlo e ricevere una benedizione, così come dopo i Vespri pomeridiani per pregare con il Santo Rosario e invocare una grazia in sua presenza.
A Saccolongo, adiacente al Convento dei frati, nel 2005 è stata inaugurata una casa di accoglienza per disabili senza supporto famigliare, dedicata a padre Daniele.
Quest’opera, realizzata a cura dell’Associazione Padova Ospitale, è nata grazie al contributo di alcune Istituzioni pubbliche e di molte persone generose, riconoscenti a padre Daniele Hechich.
La data dei funerali è fissata per VENERDI’ 2 OTTOBRE 2009 ALLE ORE 16.00 presso il Sagrato della Chiesa Parrocchiale di Saccolongo e prevedendo la presenza di migliaia di persone, la SP38 che attraversa il centro del paese di Saccolongo verrà limitata al traffico.
In particolare  il Centro di Saccolongo, Via Pio XII, Via S. Francesco e Via Bellinaro saranno chiuse al traffico dalle ore 10.00 alle ore 22.00.
                                                                                            

 

Tratto da YouTube video 1 min 57 sec  http://www.youtube.com/watch?v=A4RofILZ0vA

 

... tratto da "Il Gazzettino" di martedì 29/09/2009...
 

  Padre Daniele - foto d'archivioMartedì 29 Settembre 2009, Saccolongo
      Sul sagrato della chiesa di Saccolongo. Sarà lì che venerdì alle 16 verrà celebrato il funerale di padre Daniele Hechich. S’è cercato un luogo esatto in cui officiare la messa, per poter accogliere serenamente il maggior numero di persone. È stato poi deciso per la celebrazione nel pomeriggio, anche perchè la cerimonia non si accavalli con il traffico scolastico, dato che a ridosso del convento e della parrocchia ci sono le scuole e l’asilo.
      Molti i fedeli attesi a Saccolongo per le esequie del frate, noto per le sue doti di curatore e per il forte carisma, morto sabato sera all’età di 83 anni nella casa di cura Sacro Cuore di Saccolongo dopo una lunga malattia.
      Un carisma che ha attirato nel convento tantissimi fedeli che, prima nelle parole del frate e poi solo nel suo sguardo, hanno trovato conforto alle proprie sofferenze. Fin da giovane padre Daniele, istriano originario di Pola, era affetto da sclerosi multipla che l’ha presto costretto sulla sedia a rotelle causandogli, con gli anni, numerose complicazioni fra le quali anche la difficoltà a esprimersi.
      Problemi che però non hanno tenuto lontano i tanti fedeli. In queste ore moltissime sono le testimonianze di affetto e di fede che giungono al convento di Saccolongo, dove il frate viveva da circa 28 anni.
      Per dare la possibilità a tutti di pregare e vedere per l’ultima volta l’amato padre Daniele, la salma è stata composta in una stanza che si trova nell’ala laterale della casa francescana. Già dalle prime ore di domenica mattina è iniziato il lento e silenzioso pellegrinaggio in via San Francesco a Saccolongo. Giornate di raccoglimento e preghiera in vista dei funerali, esequie che devono essere preparate non solo nella celebrazione, ma anche sotto il profilo della viabilità e dei parcheggi. Tanti i fedeli attesi, in arrivo pullman anche dal paese d’origine del frate e da tutta Italia.
      L’amministrazione comunale ha offerto la propria collaborazione affinché tutti possano assistere alla cerimonia. «Vista la grande devozione dimostrata a padre Daniele da fedeli di tutta Italia immaginiamo che in occasione dei suoi funerali molte siano le persone che verranno a Saccolongo - ha detto il sindaco Dorella Turetta - Ci stiamo organizzando con la polizia locale, la protezione civile, le forze dell’ordine e il supporto degli agenti del Consorzio, in modo da rendere accessibile al meglio l’area circostante la parrocchia di Saccolongo. Pensiamo di chiudere la viabilità fra le due rotonde a chi non deve recarsi al funerale e predisporre al meglio delle aree di parcheggio».
      Interdetta al traffico normale il tratto centrale della provinciale, mentre si sta anche pensando di organizzare un trasporto di collegamento fra la zona industriale e la parrocchia.
Barbara Turetta 

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